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Controllo di gestione aziendale: strategico per il futuro.

Controllo di gestione aziendale, serve veramente per la piccola e media azienda?

Tutto ciò che di negativo avviene nella gestione di un’azienda, media o piccola che sia, ha per molti un’unica causa: la crisi.

D’altronde la congiuntura economica che attanaglia la nostra economia s’è talmente incancrenita che oramai non v’è settore immune da tutto ciò. Mai come adesso il vecchio adagio che recita “mal comune, mezzo gaudio” torna utile a tutti coloro che continuano a gestire la propria azienda allo stesso modo, di quando nei “bei tempi andati” l’obiettivo principale era il fatturato, il maggior numero di commesse possibile, a cui seguivano inevitabilmente utili anche importanti.

Una cosa è certa, i bei tempi, quelli ove bastava aprire un’officina, una bottega o un capannone per mettersi a produrre qualcosa col solo obiettivo di far crescere i fatturati sono finiti da un pezzo. Il problema è che in molti non se ne sono accorti o, perlomeno, non hanno ancora messo in opera le necessarie contromisure.

Il risultato? I tempi buoni sono stati sfruttati in modo marginale e come conseguenza si è saltato l’appuntamento con l’unica vera risorsa adeguata a far fronte ad un periodo così nero della nostra storia economica: una solida struttura patrimoniale ed una attenta analisi dei costi aziendali rapportati ai ricavi.

Molto spesso l’ imprenditore non conosce con certezza quali sono i costi della propria azienda, o meglio sono conosciuti ma per masse aggregate. E’ anche diffusa la non conoscenza di quelli che possono essere le variabili che influenzano il prodotto finito, il cantiere, la resa per pezzo prodotto. Non solo quindi il costo di produzione ma tutti gli altri costi che intervengono indirettamente ad aumentare tale costo: si parla di costi fissi, che sono sostenuti indipendentemente dalla quantità o qualità del prodotto finito. Articoli simili che assorbono costi differenti, vengono prodotti e venduti spesso a prezzi identici così come variazioni di costo industriale comune a più linee produttive sono gestite in maniera del tutto arbitraria.

Tale mancanza di analisi non è da attribuire completamente a colpa dell’imprenditore o a sua trascuratezza ma è figlia di tempi in cui il margine di profitto era talmente ampio che questa disamina risultava superflua. 

Oggi, al contrario,  con i margini di guadagno sempre più risicati, l’approssimazione nei propri calcoli diventa sempre più infida e pericolosa, creando le condizioni per un peggioramento del conto economico che a lungo andare cronicizza. Inutile sottolineare i danni che ogni giorno  le piccole e piccolissime attività (ma anche le medio-grandi) sostengono a seguito di dati e calcoli poco attendibili in merito ai costi di produzione.

Le analisi possono essere agevolmente estese a tutte quelle piccole attività, anche ditte individuali, che non abbiano per forza di cose un ragioniere interno o qualcuno che si occupi di contabilità. Chiunque, anche la parrucchiera sotto casa o il bar all’angolo necessitano di conoscere come si articolano i propri costi, ma soprattutto come e dove intervenire per comprimerli.

Il consiglio? guardiamo il bilancio con maggior attenzione, documento che spesso viene ignorato o letto semplicemente in un’ottica di “quante tasse dovro’ pagare”. Analizziamo i costi voci per voce e cerchiamo di capire dove intervenire, quali costi si possono eliminare, quali si possono ridurre, quali eventualmente aumentare per avere un ritorno in termini di fatturato. Soffermiamoci sul capitolo oneri finanziari, qui si nascondono le piu’ grosse sorprese che le banche ci propinano trimestralmente; analizziamo voci quali assicurazioni, costi per utenze, manutenzioni, canoni di locazione, di leasing. Ogni voce del bilancio esprime un costo sostenuto ed ogni costo sostenuto può essere ridotto.
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