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Ispettori nelle esposizioni deboli e sporadiche all’amianto



Dott. Fabio Murdolo



Per attività che comportano esposizioni sporadiche e di debole intensità all’amianto (ESEDI) il datore di lavoro ha l’obbligo di attenersi al Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008 per quanto riguarda la valutazione dei rischi, derogando tuttavia rispetto alle misure di prevenzione e protezione, alla notifica all’organo di vigilanza, alla sorveglianza sanitaria e all’istituzione del registro di esposizione e delle cartelle sanitarie e di rischio.



La semplificazione è giustificata a condizione che le attività sporadiche espongano i lavoratori a concentrazioni molto basse di fibre e che le condizioni operative producano un rischio di livello medio confrontabile con quello ritenuto accettabile per la popolazione generale.
La C.M. Lavoro 25.01.2011 ha precisato gli orientamenti pratici e tracciato il perimetro delle attività ESEDI in funzione della frequenza degli interventi e della contestuale limitata intensità dei livelli di esposizione inalatoria dei lavoratori. Si tratta, in particolare, di attività svolte per un periodo massimo di 30 ore l’anno, per non più di 4 ore per singolo intervento comprensive dei tempi di pulizia del sito e decontaminazione dell’operatore, con un massimo di 2 interventi al mese e un livello massimo di esposizione pari a 10 F/L rilevato nell’arco di 8 ore.
All’intervento non devono essere adibiti in modo diretto più di 3 addetti contemporaneamente e se questo non è possibile il numero degli addetti destinati all’intervento deve essere limitato al massimo.


 

Sulla base di tali elementi la Commissione ritiene che il punto d), dell’allegato 1 alla circolare del 25.01.2011 trovi applicazione soltanto nei confronti dei soggetti che svolgono attività rientranti nell’ambito di previsione di cui all’articolo 246 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 e successive modificazioni e integrazioni. Resta fermo l’obbligo per il datore di lavoro, pubblico o privato, di effettuare la valutazione dei rischi, anche in relazione all’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni, in conformità a quanto previsto dall’articolo 236 del citato decreto legislativo e di adottare tutte le misure necessarie così come previsto dal titolo IX, Capo II – protezione da agenti cancerogeni e mutageni – del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 e successive modificazioni e integrazioni.”

L’interpello 15.02.2019, n. 2 mira a chiarire, in tale contesto, gli obblighi a cui sono soggetti gli enti ispettivi a tutela di propri dipendenti che presentano esposizioni sporadiche e di debole intensità all’amianto. Il punto è stabilire se la circolare citata si applichi anche ad attività di sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni necessari a individuare la presenza di amianto in un determinato materiale, quindi al campionamento e alle analisi di campioni aerei o massivi incluso il sopralluogo per verificare lo stato di conservazione dei manufatti.
Tali operazioni figurano nell’elenco esemplificativo dei lavori come le brevi manutenzioni non continuative su materiali non friabili, la rimozione senza deterioramento di materiali non degradati con fibre legate stabilmente alla matrice, l’incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto in buono stato.
Il parere specifica che la circolare si applica solo nei confronti di soggetti che svolgono attività lavorative che possono comportare per i lavoratori un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione di amianto o materiali che lo contengono, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti e bonifica delle aree interessate (art. 246).
Questo non sottrae il datore di lavoro pubblico o privato dall’obbligo di effettuare in ogni caso la valutazione dei rischi in relazione all’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni, adottando le misure preventive necessarie indicate nel Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/2008.
Occorre, inoltre, assicurare che i luoghi di intervento siano accessibili solo al personale addetto, sia rispettato il divieto di fumo e di consumare cibi e bevande se non in aree riservate e siano presenti adeguati servizi igienici.
I lavoratori, informati e formati, devono disporre di indumenti di lavoro e dispositivi di protezione individuale riposti in modo separato per il lavaggio o lo smaltimento se monouso, operando secondo procedure definite.


 

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