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Sintomi di crisi

Principali sintomi della crisi aziendale

L’analisi della struttura patrimoniale e dei margini di conto economico  consente di individuare l’eventuale stato di difficoltà aziendale: le principali criticità attengono al grado di solidità patrimoniale ed alla composizione del capitale circolante netto. Conseguentemente, le voci da monitorare attentamente sono il patrimonio netto, le passività consolidate e quelle correnti, i crediti commerciali e le rimanenze di magazzino.

L’analisi degli indici di bilancio consente di individuare alcuni sintomi della crisi di inefficienza aziendale:

1. il peggioramento del Roe (reddito netto/mezzi propri medi), Roi (reddito operativo/capitale investito medio) e Ros (reddito operativo/fatturato);

2. il rallentamento della rotazione del capitale investito e di quella del magazzino;

3. la contrazione del fatturato per addetto;

4. l’aumento dei consumi;

5. la diminuzione del valore aggiunto in rapporto al fatturato.

 

Queste circostanze possono, ad esempio, manifestarsi nel caso di eccessiva produzione e di diminuzione speculare delle vendite:

a) il magazzino tende ad aumentare e, quindi, a rinnovarsi più lentamente;

b) cresce l’indebitamento di breve termine, chiedendo maggiore dilazioni ai fornitori e utilizzando il limite massimo delle linee di credito;

c) peggiora la liquidità secca, ovvero il margine di tesoreria, cioè la differenza tra le liquidità (immediate e differite) e le passività correnti.

In termini generali, alcuni significativi sintomi della crisi possono, pertanto, essere i seguenti:

1.  i crediti commerciali sono stabili, o crescenti, nel tempo, nonostante la riduzione del volume d’affari. È il caso dell’impresa che presenta difficoltà nell’incassare i propri crediti, o almeno a farlo in tempi ragionevoli, rispetto a quelli che i fornitori richiedono per il pagamento di quanto a loro dovuto dall’impresa;

2. il grado di ammortamento delle immobilizzazioni è particolarmente elevato, a testimonianza della circostanza che l’impresa è obsoleta, ovvero non investe a sufficienza nel proprio rinnovamento;

3. le disponibilità liquide sono esigue, o comunque inadeguate rispetto al fabbisogno finanziario a breve termine dell’impresa;

4. la società è sottocapitalizzata e i debiti di breve periodo tendono ad incrementare significativamente, in misura superiore a quelli consolidati;

5.  il margine di contribuzione tende a ridursi, in modo da mettere addirittura in dubbio l’integrale copertura dei costi fissi.

Un’attenta analisi di bilancio può, pertanto, consentire  di individuare tempestivamente   una mera situazione di temporanea illiquidità, desumibile principalmente dall’esame degli indici di liquidità o dal rendiconto finanziario, ed agevolmente superabile, sfruttando alcune specifiche risorse aziendali.

Si pensi, ad esempio, all’impresa che dispone di un’immobile di proprietà, che riesce a procurarsi la liquidità mancante, mediante la stipulazione di un contratto di lease-back, oppure che raggiunge un accordo di moratoria con istituti di credito e società di locazione finanziaria, teso a sospendere o ridurre significativamente i pagamenti a breve delle rate (quota capitale e/o interessi).  La liquidità necessaria può essere, inoltre, fornita dai soci, tramite aumenti di capitale o finanziamenti.

Vi sono moltissime soluzioni che possono essere adottate,  ponendo cosi’ rimedio ad un trend negativo,  il nostro compito è di trovare assieme a voi quali sono le piu’ adatte al caso in esame;  il principio di fondo è che tali soluzioni siano adottate senza lo stravolgimento dell’azienda.

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Troviamo assieme una Soluzione!