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Anatocismo uscito dalla porta e rientrato dalla finestra

Quegli strani moduli che le banche ci fanno firmare.

ANATOCISMO: nonostante l’introduzione delle nuove norme con decorrenza primo ottobre 2016, non è completamente scomparso. Cambia solo il meccanismo di calcolo degli interessi (debitori) sugli interessi: non più trimestrale, bensì annuale, così come per quelli creditori.


ATTENZIONE ai moduli che vi chiedono di sottoscrivere. Da ottobre quel che cambia sostanzialmente è solo il meccanismo di calcolo degli interessi (debitori) sugli interessi, che non avverrà più con una periodicità trimestrale e con relativo addebito in conto bensì annuale, così come accade per gli interessi creditori.

 

DUE OPZIONI PER I CORRENTISTI.  Gli interessi calcolati alla fine dell’anno solare, per esempio su uno scoperto di conto corrente, si potranno riscuotere non prima del primo marzo dell’anno successivo. Entro questa data il correntista ha due possibilità:

  1. Pagare direttamente l’importo  degli interessi passivi. In questo caso il problema dell’anatocismo non si pone e gli interessi si continuano a calcolare sul capitale originale;
  2. Decidere di non pagare gli interessi passivi, ma di farseli addebitare sul conto corrente. In questo caso occorre che il correntista manifesti per iscritto questa sua volontà alla banca. A questo punto gli interessi passivi maturati fino al 31 dicembre dell’anno precedente andranno ad aggiungersi al capitale e sulla somma risultante andranno a essere calcolati nuovi interessi. E dunque ritorno dell’anatocismo.

Tutto questo è previsto dalla nuova normativa, si evince quindi che non è obbligatorio sottoscrivere alcuna clausola che autorizzi la banca “preventivamente” all’addebito delle competenze, perché la legge non prevede questo obbligo. Infatti, l’articolo 120 del Testo unico bancario, recentemente modificato, consente la possibilità al correntista-cliente di concedere tale autorizzazione, ma non lo obbliga, né prevede conseguenze nel caso l’autorizzazione sia negata, anzi. L’autorizzazione semmai è finalizzata a far conseguire agli istituti di credito quanto la legge espressamente vieta.


Ovviamente  i moduli sottoposti alla lettura dei correntisti offrono una rappresentazione della realtà in termini diversi, dipingendo tristi conseguenze nel caso di mancata autorizzazione.

E se non sottoscriviamo alcun modulo quali sono le conseguenze:

Una frase tipo riportata sui moduli recita : “l’addebito in conto degli interessi debitori comporta alcune conseguenze di cui essere consapevoli: infatti qualora il pagamento degli interessi non avvenga puntualmente al primo marzo, la banca potrà calcolare interessi di mora in ragione dei giorni di ritardato pagamento. Inoltre, il mancato o ritardato pagamento può essere oggetto di segnalazione, in base all’importo e alle caratteristiche della posizione debitoria, nella centrale rischi di Banca d’Italia e/o nei sistemi di informazioni creditizie cui la banca aderisce».


SERVE UN’APPROVAZIONE. Secondo quanto è stabilito nella nuova disciplina l’addebito degli interessi è possibile solo dal momento in cui tali poste (gli interessi calcolati dalla banca) divengono esigibili. La formulazione dell’articolo 120 chiarisce che gli interessi sono esigibili dal primo marzo dell’anno successivo a quando sono maturati. Ma ciò non è sufficiente. Infatti affinché gli interessi siano “esigibili” in concreto è necessaria una sorta di approvazione, quantomeno in forma di silenzio assenso, da parte del correntista-cliente. L’articolo 119 chiarisce che l’estratto conto si intende approvato «in mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, trascorsi 60 giorni dal ricevimento».

ALLO SCADERE DEI 60 GIORNI. È dunque chiaro che affinché gli interessi siano concretamente “esigibili” è necessario che il correntista-cliente sia informato, tramite estratto conto, da parte della banca circa il loro concreto ammontare, e solo in mancanza di contestazione nei 60 giorni dalla comunicazione (che, ricordiamo, arriva nei primi 20 giorni del mese di gennaio e quindi sempre successiva al 31/12 di ogni anno) effettuata dalla banca, questi possano essere pretesi in pagamento. In altri termini solo allo scadere dei 60 giorni (e in data successiva al primo marzo) possono essere addebitati in conto capitale.

L’autorizzazione “preventiva” agevola la banca, che non deve preoccuparsi di effettuare le comunicazioni previste per legge nei termini che la legge stessa pone. Al contrario, in presenza di autorizzazione “preventiva”, gli interessi sono esigibili fin da subito.

In sintesi, in caso di mancata sottoscrizione del modulo non si verificano le nefaste conseguenze prospettate nella comunicazione, mentre l’autorizzazione anticipa i tempi di esigibilità e di capitalizzazione degli interessi.

L’autorizzazione “preventiva” agevola la banca, che non deve preoccuparsi di effettuare le comunicazioni previste per legge nei termini che la legge stessa pone.

ISTITUTO DI CREDITO TUTELATO. Ebbene tali modifiche contrattuali non costituiscono un adeguamento alla legge, e soprattutto contengono ulteriori tutele per l’istituto di credito che si salvaguarda rispetto al pagamento degli interessi maturati laddove non vi siano le disponibilità o la capienza sull’apertura di credito.

È giusto pertanto, prima di sottoscrivere qualsiasi documento afferente le modifiche ex art. 120, leggere tutte le clausole che costituiscono oggetto di modifica del rapporto, essendo consapevoli del fatto che l’autorizzazione in parola non costituisce adeguamento alla legge né obbligo di legge, e che la stessa non arreca alcun concreto beneficio. 

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