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Creditori e insinuazione al passivo

Chi vanta un credito nei confronti di un’impresa fallita, per sperare di ricevere il pagamento, deve presentare una domanda d’insinuazione al passivo fallimentare. Quando un’azienda fallisce, i debiti sono pagati (quasi mai interamente) mediante una particolare procedura gestita dal Tribunale, che prende il nome di “procedura fallimentare” o più semplicemente “fallimento”.

Chi è creditore nei confronti di un’azienda fallita, onde sperare di essere pagato (ciò a condizione che il curatore recuperi, attraverso la vendita dei beni dell’azienda, la liquidità necessaria per pagare – anche in percentuale – i creditori) deve presentare una richiesta al Tribunale detta “domanda d’insinuazione al passivo”. Tale domanda sarà poi valutata dal Tribunale insieme al curatore onde stabilire se le somme sono effettivamente dovute.

 

Differenza tra credito privilegiato  e chirografario:

Alcuni crediti vengono detti “privilegiati” per via della natura preferenziale che hanno rispetto agli altri crediti (per esempio, quelli dei lavoratori dipendenti) e vengono quindi pagati prima degli altri.

Tutti i restanti crediti sono invece detti “chirografari”: questi ultimi vengono pagati dopo il pagamento integrale dei creditori privilegiati, sempre che avanzi attivo e, comunque, per percentuali uguali con tutti gli altri creditori chirografari.

 

Come presentare la domanda di insinuazione al passivo

La domanda deve contenere:

  1. una apposita richiesta di essere ammessi al passivo (indicare la natura del credito, la causa del credito, gli importi dovuti, i documenti che fondano il credito, l’azienda fallita, l’azienda creditrice, il tribunale che cura la procedura fallimentare);
  2. i documenti che provano l’esistenza del credito (per es.: fatture, buste paga, ecc.);
  3. nel caso di società, la firma dell’amministratore o, comunque, del legale rappresentante dell’azienda.

Insieme alla domanda devono essere anche allegati i documenti che provano il credito. I documenti che provano il credito rappresentati da cambiali e assegni devono essere per legge depositati in originale presso la cancelleria del Tribunale entro il giorno dell’udienza.

 

Termine

Il termine per presentare la domanda è di 30 giorni prima dalla data di “udienza di verifica del passivo” che viene comunicata generalmente dal curatore a tutti i creditori che risultino dalle scritture contabili.

Potrebbe avvenire che qualche creditore non riceva l’invito del Curatore a presentarsi alla domanda di verifica: questo succede spesso, non per colpa del curatore, ma perché l’azienda fallita non ha inserito il creditore tra i propri registri contabili oppure quando il curatore non sia riuscito a recuperare tutti i documenti dell’azienda fallita.

In questi casi, è possibile presentare una domanda in ritardo (cosiddetta domanda tardiva) che, sostanzialmente, non comporta la perdita di alcun diritto ad essere ammesso, salvo si tratti di domande ultra tardive.

Domande tardive

Le domande presentate oltre 30 giorni dall’udienza di verifica del passivo e, comunque, non oltre dodici mesi dal deposito del “decreto di esecutività dello stato passivo” sono valide anche se tardive. In questo caso, si avrà sempre diritto a partecipare alla distribuzione delle somme. Per verificare la scadenza dell’ultimo termine, che è la data di deposito del “decreto di esecutività dello stato passivo” si può contattare il curatore o verificare presso l’ufficio della Cancelleria fallimentare del Tribunale.

Domande ultra tardive

Tutte le domande presentate successivamente al termine sopra indicato (un anno dalla data del deposito del decreto di esecutività dello stato passivo) non potranno più essere ammesse e quindi il credito sarà perso, salvo che il creditore non provi che il ritardo non è dipeso da lui. Questa è una prova quasi impossibile da fornire perché, dopo un anno dal fallimento, è difficile dimostrare che il mancato interessamento del creditore al recupero del proprio credito non sia dipeso da incuria.

 

 

 

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