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Importanti novità sulla disciplina dell’anatocismo bancario

La Banca d’Italia ha pubblicato la proposta di delibera da sottoporre al CICR in materia di produzione di interessi, ed in particolare per quanto riguarda l’applicazione e la’ddebito degli INTERESSI PASSIVI.

La “Legge di Stabilità 2014” (l. 147/2013) ha modificato il Testo Unico Bancario 2015 introducendo delle importanti novità, sostanzialmente favorevoli alla clientela, in base alle quali:


 

nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori

 

gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla quota capitale

 

A quasi due anni dall’entrata in vigore della l. 147, lo scorso 24 agosto la Banca d’Italia ha pubblicato la sua proposta di Delibera da sottoporre al CICR, proposta che è rimasta allo stato di documento per la consultazione del pubblico fino al  23 ottobre 2015 e che, in mancanza di modifiche, diverrà definitiva ed applicabile dal 1° gennaio 2016.

La delibera si compone di cinque articoli, analizzandoli è interessante notare che:

L’ articolo 2 delimita l’ambito di applicazione della delibera alle operazioni di raccolta del risparmio e dell’esercizio del credito fra intermediari finanziari e clienti. Non appartengono all’ambito di applicazione gli interessi moratori, per i quali si continueranno ad applicare le disposizioni del codice civile .

L’ articolo 3 è una disposizione di principio che stabilisce che, per le operazioni rientranti nell’ambito di applicazione, “gli interessi maturati non possono produrre interessi”; la perentorietà di questo dispositivo rappresenta probabilmente la principale differenza rispetto alla delibera del 09.02.2000, la quale invece prevedeva numerose deroghe al divieto di anatocismo, purché fossero rispettate alcune condizioni (reciprocità, forma scritta e approvazione esplicita delle parti); pare, dunque, che dal 2016 non sarà più consentito, agli istituti di credito, di addebitare gli interessi sul conto, ma dovrà essere attuata una procedura di riscossione degli interessi stessi.


 

L’ articolo 4 è quello più strettamente operativo e statuisce i criteri di calcolo e di riscossione degli interessi:

  1. L’articolo si applica a tutti i rapporti regolati in conto corrente e ai conti di pagamento, nonché ai finanziamenti a valere sulle carte di credito. Nel comma non si fa menzione dei finanziamenti caratterizzati da un piano di rimborso rateale, mentre la delibera del 2000 prevedeva esplicitamente che le rate scadute di tali rapporti potessero essere addebitate – anche nella loro quota interessi – su conti a loro volta produttori di interessi.
  2. Nel contratto istitutivo del rapporto si deve inderogabilmente stabilire la medesima periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori, comunque non inferiore ad un anno. Questo comma introduce un’altra importante novità favorevole al cliente in quanto la delibera precedente, pur imponendo la reciprocità, consentiva un conteggio (e conseguente capitalizzazione) anche infrannuale, solitamente trimestrale. L’effetto più immediato è che gli interessi saranno liquidati al 31 dicembre di ogni anno (anche per i rapporti sorti durante l’anno), e non ad ogni fine trimestre.
  3. Gli interessi maturati devono essere contabilizzati separatamente rispetto al capitale;  in passato ad ogni scadenza l’istituto poteva autonomamente addebitare gli interessi sul conto, anche se incapiente, determinando di fatto una erosione (naturalmente onerosa) della linea di credito; dal 2016 il capitale continuerà a produrre interessi secondo il regime proprio stabilito contrattualmente, mentre gli interessi saranno “congelati” e non potranno produrre ulteriori interessi fino alla loro esigibilità.
  4. Gli interessi (debitori e creditori) diventano esigibili a partire dal sessantesimo giorno (o termine più favorevole al cliente) dal ricevimento dell’estratto conto; fermo restando che in questo periodo minimo di sessanta giorni gli interessi non possono essere addebitati sul conto, si può ipotizzare che la loro esazione potrà avvenire nei seguenti modi:
    • se il conto ha un saldo attivo sufficientemente capiente, la banca potrà addebitare gli interessi sul conto stesso;
    • in caso di incapienza il cliente potrà liquidare gli interessi attraverso un pagamento in contanti, un bonifico da altra banca o altra forma di pagamento;
    • in caso di incapienza il contratto potrebbe autorizzare preventivamente la banca ad utilizzare le prime rimesse utili al fine di estinguere il debito per interessi (attraverso, ad esempio, l’incasso di un bonifico o l’accredito dello stipendio);
    • in mancanza di capienza e di rimesse utili il contratto potrebbe autorizzare preventivamente la banca ad addebitare gli interessi sul conto e a valere sul fido;
    • in caso di estinzione definitiva del rapporto deve essere conservata una netta distinzione fra quanto dovuto a titolo di capitale (che continua ad essere “fruttifero” secondo i termini contrattuali) e quanto dovuto a titolo di interessi (che invece è destinato a restare “infruttifero”).

L’ articolo 5 prevede che la delibera si applichi agli interessi maturati dal 01/01/2016; inoltre gli istituti finanziari hanno tempo fino al giorno precedente (31/12/2015) per apportare unilateralmente le necessarie variazioni contrattuali ai sensi dell’art. 118 T.U.B. Tali modifiche possono e potranno essere unilaterali in quanto piu’ favorevoli alla clientela.

 

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