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Tutela delle Microimprese contro Pratiche Commerciali Scorrette

Dal 1992, a seguito  del Decreto Legislativo n° 74 , l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“Antitrust”), è l’organo incaricato dell’applicazione della disciplina, contenuta nello stesso Decreto, in materia di pubblicità ingannevole e, dal 2000, in forza del Decreto Legislativo n° 67, di quella in materia di pubblicità comparativa.

La competenza dell’Autorità Antitrust si estende anche alle pratiche commerciali scorrette disciplinate specificamente da disposizioni contenute in Regolamenti o Direttive comunitarie e nelle relative norme nazionali di recepimento.

L’Autorità interviene per applicare queste norme speciali su specifiche pratiche commerciali scorrette.

In caso di pratiche commerciali scorrette come si attiva l’Autorità antitrust?

L’Autorità Antitrust, nel caso di pratiche commerciali scorrette rivolte ai consumatori od alle microimprese si può attivare sia d’ufficio, sia a seguito di una istanza (denuncia) di parte  che può essere effettuata da “ogni soggetto od organizzazione che ne abbia interesse”, vale a dire:

  1. singoli consumatori;
  2. microimprese;
  3. associazioni di consumatori ;
  4. imprese concorrenti di quelle che effettuano queste pratiche commerciali scorrette, soprattutto qualora esse siano suscettibili di raggiungere e danneggiare non un singolo, ma una pluralità di consumatori o di microimprese;
  5. ogni Pubblica Amministrazione che ne ha interesse in relazione ai propri fini istituzionali.

Questi soggetti possono anche intervenire nel procedimento avviato dall’Autorità per accertare la scorrettezza della pratica commerciale, inoltrando apposita richiesta scritta.

L’Autorità Antitrust si avvale dei poteri investigativi ed esecutivi che le derivano dal Regolamento CE n° 2006 del 2004 sulla cooperazione fra le autorità nazionali responsabili dell’esecuzione della normativa che tutela i consumatori e può farlo anche in relazione alle infrazioni non transfrontaliere, dato che il suo intervento è indipendente dal fatto che i consumatori interessati si trovino nel territorio dello Stato membro dell’Unione Europea in cui è stabilito il professionista che opera con pratiche commerciali scorrette od in un altro Stato membro.

La denuncia, da cui parte l’istruttoria dell’Autorità, deve contenere i dati identificativi del denunciante (non sono ammissibili denunce anonime), la copia o, se questa non può essere allegata, l’indicazione puntuale della pratica commerciale denunciata ed i motivi per i quali la si ritiene scorretta ai sensi del Dlgs 206/2005 riformato dal Dlgs 146/2007.

Nel caso di pubblicità ingannevole o comparativa illecita l’Autorità Antitrust può richiedere la copia del messaggio pubblicitario ingannevole o illecito all’operatore pubblicitario od al proprietario del mezzo di diffusione, avvalendosi, nel caso di inottemperanza di questi, dei poteri previsti dall’art. 14, commi 2°, 3° e 4° della Legge n° 287 del 1990, per ottenerlo coattivamente.
Inoltre, per lo svolgimento di questi suoi compiti l’Autorità Antitrust può avvalersi della Guardia di Finanza. Questo comporta un grande potenziamento dell’attività di indagine e di accertamento dell’Autorità, che, prima, poteva avvalersi soltanto del proprio personale.

Ma anche il personale dell’Autorità Antitrust ha un potere ispettivo che si estrinseca in:

1) accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto del soggetto nei cui confronti si svolge l’ispezione, con esclusione dei luoghi di residenza o di domicilio estranei all’attività aziendale oggetto dell’indagine;
2) controllare i documenti aziendali utili ai fini dell’istruttoria e prenderne copia;
3) richiedere informazioni o spiegazioni orali

 

Come procede l’Autorità in caso di accertata pratica commerciale scorretta

Se l’Autorità accerta la scorrettezza della pratica commerciale, può imporre con decisione motivata,  il divieto di diffondere o di continuare la diffusione di essa e, per eliminare gli effetti prodotti dalla stessa pratica, l’obbligo di rendere pubblica la decisione dell’Autorità (anche per estratto) a sue spese a mezzo stampa, oppure attraverso la radio o la televisione, nonché, eventualmente, attraverso la diffusione di un’apposita dichiarazione di rettifica.

A questi provvedimenti si aggiunge una sanzione amministrativa pecuniaria, che, tenuto conto della gravità e della durata della violazione, può andare da 5.000 a 5.000.000 di Euro e che, nel caso la pratica commerciale scorretta possa comportare un pericolo per la salute o la sicurezza dei consumatori oppure sia rivolta a bambini e adolescenti, non può essere inferiore a 50.000 Euro (art. 27, commi 2°, 8° e 9°, del Dlgs 206/2005).

Nelle more del procedimento, l’Autorità può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria della pratica commerciale ritenuta scorretta in caso di particolare urgenza (art. 27, comma 3°).

Nei casi riguardanti comunicazioni commerciali (pubblicità od altro) inserite sulle confezioni di prodotti, l’Autorità, nell’adottare i provvedimenti indicati nei commi 3° ed 8° dell’art. 27, assegna per l’esecuzione di essi un termine che tenga conto dei tempi tecnici necessari per l’adeguamento (comma 10°).

Ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravità l’Autorità può non procedere all’accertamento dell’infrazione se ottiene dal  responsabile della pratica commerciale scorretta il suo idoneo impegno a porre fine all’infrazione, cessando la diffusione della stessa o modificandola in modo da eliminare i motivi della sua illegittimità.

 

 

 

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